Mathia Pagani

Nato a Milano. Ha vissuto a New York. Vive ora a Parigi.

E’ da sempre interessato alla decontestualizzazione e alle stratificazioni, dal primo ciclo di lavori, Riddles (setacci/rompicapi),  sul tema della necessità del ribaltamento del punto di vista, all’ultima ricerca presentata, Impersonale, dove geometrie minime diventano elementi di un linguaggio possibile.

Sta attualmente lavorando a In-variations, un ciclo di lavori realizzati utilizzando solo l’impronta, segno primordiale e immutabile, l’unica parte del corpo umano che rimane invariata per tutta la vita.

Da tutte le interpretazioni tuttavia Mathia Pagani si tiene ben distante, preferendo alla conversazione da salotto un giro di giostra o un buon gelato al gusto Spadoni.

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Pubblicazioni recenti:

Un sogno per tutti, ed. Skira, 2018

“Se per magia si intende il potere dell’oltre, dove oltre è l’oltre dal consueto, allora l’arte è magia. Ovvero il tentativo di ricomporre grammatiche diverse, nuove lingue, connessioni nuove. Ogni volta che si inventa un linguaggio si torna agli albori dell’umano. Il cervello è una strana creatura e sconosciuta, l’unica che avveri se stessa nel momento in cui si inventa. Da qui il potere della mente, che è il potere della magia, che è il potere dell’arte: darsi vita, attribuirsi un’esistenza, che gia prima era ma inspiegabilmente e paradossalmente non era ancora.
E il solo segreto per capire dove c’è arte e dove la sua assenza consiste nel porsi una sola domanda: ciò che ho davanti è l’invenzione di un nuovo linguaggio che permette di autodecifrarsi?
Nei geroglifici le parole “amare” e “zappa” sono formate dagli stessi simboli. Cambia solo il determinante.
Il determinante è la voce dell’artista. C’è arte se c’è il determinante.”

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