Paolo Caspani

Uno dei miei primi ricordi sono un pennarello verde Carioca e un foglio di carta su cui disegnavo. Ero seduto sui gradini ricoperti di moquette della nostra sala da pranzo, forse avevo tre anni. Uno dei miei fratelli, non ricordo chi, ridacchia alle mie spalle e dice: – Questa potrebbe essere una G, con un po’ di fantasia.
Io non sapevo cosa fosse una G, tantomeno la fantasia.
Mi piaceva l’odore di quel pennarello.
Non sapevo che in quel momento ero libero come mai lo sarei stato in tutto il resto della vita. Navigavo su quel foglio coperto di macchie e ghirigori senza darne un giudizio, avere aspettative o aspettare commenti.
Più tardi ho capito che quella cosa così semplice era anche la più complicata.
Più tardi ho capito che avevo qualcosa, anche senza volerlo.
E questo mi accompagna ancora.

(P.C.)