Luigi Belli

Tarquinia, 1968. Vive e lavora a Tarquinia.
Impara a fare ceramica da ragazzo nel laboratorio Etruscu Ludens, aperto da Sebastian Matta a Tarquinia a metà degli anni ‘70. Quest’anno, è stato uno dei quattro autori della mostra all’Auditorium San Pancrazio, che ne ha documentato la storia. Nel 1987 si diploma come Maestro d’Arte Applicata presso l’Istituto per la Ceramica di Gubbio e, dal 1992 al 1994, frequenta l’École de Beaux Arts di Parigi. Dal 1989 ha esposto suoi lavori in Italia e all’estero in spazi pubblici e privati. Dal 2013 si occupa stabilmente della conservazione e del restauro del Giardino dei Tarocchi, lo spettacolare parco di grandi figure in ceramica di Niki de Saint Phalle a Capalbio. Nel 2015 le sue opere hanno avuto largo spazio nella collettiva La scultura ceramica contemporanea in Italia, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Ricercatore appassionato sulle possibilità di un materiale complesso e rischioso, fedele e infedele al tempo stesso alla tradizione della sua terra, Belli reinterpreta la ceramica con l’illuminazione del colore e il gioco delle forme, prevalentemente astratte. Riesce così a confermare la tendenza del contemporaneo a vivere dell’uso di materiali inconsueti per la tradizione artistica o di materiali consueti elaborati con spirito moderno.
Belli lavora per cicli. I suoi primi lavori nascono da strisce di terra lavorate ed intrecciate, che danno vita a forme assimilabili a corpi, elementi naturali,strutture architettoniche, nel continuo gioco dinamico che la terra può assumere (2003, mostra personale Divertite Terre, Galleria l’Affiche, Milano).
In seguito, la ricerca di Belli si è a poco a poco spinta verso la produzione di un lavoro modulare in cui lo spazio diviene elemento portante dell’opera: piccole scatole, piccoli teatri poetici, che si moltiplicano sulla parete fino a diventare un inventario totale di un immaginario infinito (2007, Salon International de la Céramique de Collection, Parigi). Dal 2015, le piccole scatole diventano elementi coloratissimi, sintesi di figure geometriche tridimensionali, quasi elementi liberi e mobili di grandi pallottolieri: strutture in acciaio e ceramica in continua modulazione.
Nel 2016 protagonista della ricerca dell’autore è l’ex-voto, come oggetto e come concetto. Coloratissimi cuori, occhi, nasi, bocche, tratti di apparati digerenti o circolatori in ceramica trovano la loro sede ideale sulle grandi figure in ferro di Guido Scarabottolo. Un lavoro duale raccontato dalla mostra Luogo comune alla Galleria l’Affiche, e l’estate successiva con Mali minori, presso la chiesa di San Pietro in Valle a Fano.
Nel continuo investigare tra tecniche nuove e lavorazioni antiche, ancora una volta nell’ultimo anno Luigi Belli ha studiato a lungo un processo vintage per piegarlo alle sue urgenze tematiche. Sono nate così le mani in lamiera di ferro porcellanata, un lavoro tra memoria e simbolo, quasi un laico ex-voto, omaggio al lavoro corale.


Leggi anche: Sui Madrigali di Luigi Belli, di Beatrice Gaspari

www.luigibelli.it


L’OPERA

L’ARTISTA

LO SPAZIO

 

 

 

 

Salva